domenica 25 febbraio 2018

V per Velluto: abito Gemma di Named Clothing

Dopo mesi di latitanza torno a scrivere sul blog... e già questo incipit suona noioso perfino alle mie orecchie :D
Comunque, nel frattempo ho cucito diverse cosucce che però non ho fotografato, frequentato corsi teorici e seminari pratici, organizzato Shabby al Borgo, e altre due novità.

La prima: ho aperto un account Instagram.
Mesi di resistenza, di "ma anche no", di "non riesco a starci dietro", di "meglio pochi (social) ma buoni", e poi sono bastati cinque minuti di chiacchiere con Chiara e BAM! Eccolo / eccomi qui: @ritwenty, ovviamente


La seconda novità: sto facendo pace con l'altra parte di me, la sig.na Rottenmayer avvocato.
Grazie ad un libro illuminante - ve ne parlerò - e ad un bel gruppo di creative che mi conoscono e sanno quale lavoro faccio per portare a casa la pagnotta, ho iniziato a conciliare la professione legale con il mio essere crafter, capendo che i due aspetti non solo possono convivere, ma che riescono a trarre forza ed ispirazione l'uno dall'altro; sono all'inizio del percorso, ma mi sento bene :)

Questo preambolo perchè stavo per pubblicare su Instagram l'ennesima foto (brutta) con didascalia minima e zero hashtag, quando invece mi è venuta voglia di raccontare, e quindi eccomi qui; il tempo non potrebbe essere più diverso dal tiepido Maggio dell'ultimo post, proprio ora sta nevicando!

Dunque, qualche giorno fa ho pubblicato questa foto su IG che avrei potuto intitolare "i dolori del giovane Werther", ovvero quando sei una principiante e compri della stoffa random e poi vuoi farci un vestito e ovviamente il tessuto non basta (in foto mancano le parti delle maniche e del davanti superiore).


In questo caso, la stoffa è un velluto stretch blu notte, comprato per fare forse una gonna, forse un vestito (non lo sapevo nemmeno io) addirittura per Natale... che ottimista!
E infatti non ho cucito un bel niente.
Il pacco avvolto in carta marrone è rimasto fermo per un po', finchè il giorno di San Valentino non ho acquistato il cartamodello 2in1 GEMMA di Named Clothing (qui), con la ferma intenzione di cucirmene una versione ma con lunghezza al ginocchio.

Come detto, avevo poca stoffa, ma dopo un piazzamento che nemmeno il campione mondiale di tetris - drittofilo, il tessuto è stato sufficiente (e comunque un errore l'ho fatto lo stesso).
La realizzazione del modello Gemma è abbastanza semplice, il tessuto stretch mi ha permesso di lavorare con la taglia e cuci, e dopo due ore avevo già finito.
Poi però ho provato il vestito e NO, non mi ci vedo.

Come la pettinatura raccolta laterale richiama lo "schiaffo" di Pina Fantozzi, così il velluto mi ricorda la parte brutta degli anni 90 (e pensare che per limitare l'horror - amarcord l'avevo scelto liscio, e non martellato).



Ci ho provato: il velluto integrale non fa proprio per me, anche senza gli eccessi di Christina Aguilera...
Però, visto che lo spreco non è contemplato - MAI - oserò dove osano le aquile, e lo

TAGLIERO' 
META'

Vedremo se spezzare con altri capi un dolcevita ed una gonna me li renderanno più portabili.
Ecco un foto - bruttissima - del vestito prima delle modiche... come detto oggi nevica, e vorrei mettermi subito al lavoro, quindi non ho atteso una giornata migliore per scattare le immagini.


Stay hungry (sempre) - stay foolish (pure) - stay sewing!

giovedì 18 maggio 2017

Un nuovo abito INARI per me



Quando un paio di anni fa ho cucito il modello Inari di Named Clothing (qui) mi ero resa conto che il modello era davvero semplice e pratico, tanto che all'epoca mi ero ripromessa di realizzarne un altro: in effetti, ne ho fatta una versione "invernale" per un'amica, ma nulla per me... finchè un giorno da Roberto (il mio spacciatore di stoffe) ho trovato uno scampolo pretagliato con una stampa a pannello.
E' un cotone sostenuto - che preferisco al popeline e ad altri tessuti più leggeri - leggermente elasticizzato, con una stampa vagamente art nouveau.


Per il mio secondo tentativo avevo già deciso di modificare sia lo scollo che le maniche, evitando per entrambi il bordino, ed allungando le maniche di circa 5 cm.
Con queste idee in mente, ho piazzato il modello, rendendomi conto che la stoffa non era sufficiente: AARGHHH.... di accorciare il vestito non avevo voglia: mi conosco, poi troppo corto non lo avrei indossato.
Allora, visto che la necessità aguzza l'ingegno:
- ho eliminato la differenza di 5 cm tra dietro e davanti: il mio abito ha quindi la medesima lunghezza.
- ho abbassato lo scollo dietro di un paio di centimetri.



Per quanto riguarda lo scollo, avevo già deciso di fare la versione con il ripiego, quando mi sono imbattuta sul tutorial di Katie di What Katie Sews: in pratica, il ripiego viene ricavato dalla parte davanti / dietro del cartamodello, e viene cucito oltre che sullo scollo anche sull'incavo manica; in questo modo la vestibilità è garantita, come pure la praticità visto che il ripiego non si muove.

Infine, la guarnizione in gros grain sulle spalle non è meramente decorativa, ma da un lato copre una "aggiunta" di stoffa, visto che come detto quella che avevo non era sufficiente.


Avrei voluto fare delle foto del modello indossato, ma qui il tempo non coopera, anzi!
Quindi via di manichino...

mercoledì 10 maggio 2017

Una sartoria in riva al fiume per un'ospite speciale: Cristina

Ho avuto l'impressione che in questo 2017 la Fashion Revolution Week (conclusa da poco) sia stata più capillare rispetto allo scorso anno, e sono stata davvero felice di vedere una comunità di persone - per la maggior parte donne - che acquisisce consapevolezza, e trova la propria personalissima strada.

Nel mio piccolo, ho deciso di dare spazio a due imprenditori: non sempre si riesce ad autoprodurre, per cui è fondamentale sapere dove (e come) si spendono i propri soldi.
Il primo imprenditore è Risorse Future, che realizza a Monte Urano (nelle Marche) calzature ecocompatibili (qui la mia intervista e qui il loro sito), il secondo imprenditore ve lo presento oggi


Chi sei? Parlaci di te
Ciao, sono Cristina, 36 anni, veneziana.
Da qualche anno mi sono trasferita in una piccola casina in campagna sulla Riviera del Brenta, posto caratterizzato da ville venete settecentesche che seguono il corso del Brenta da Venezia a Padova. Vale una gita ve l'assicuro.
Vivo con due gatti scriteriati e un cane ex cacciatore e cucio i vestiti che creo in una stanzina del piano superiore della mia casa. Mi piace raccontarla così perché mi sento un po' Jo March quando scriveva in soffitta. Anch'io sogno ad occhi aperti mentre cucio.
Le mie grandi passioni, oltre al cucito, sono la letteratura inglese,i servizi da te, fare la maglia, la moda vintage, i quadri di botanica, il mare e la barca a vela.



Come nasce il tuo progetto?
Ho sempre desiderato saper cucire ma nella mia famiglia nessuno mi ha mai insegnato.
Non sapevo tenere un ago, così mi iscrissi ad una scuola di taglio e cucito, tanto per provare pensavo. In realtà è stato amore e da quando ho iniziato non ho più smesso. Non vedevo l'ora di tornare a casa dal lavoro e mettermi alla macchina da cucire.
Ho iniziato a cucirmi vestiti che mi piacevano e non trovavo nei negozi. Poi ho notato che i tessuti che utilizzavo erano molto meglio di quelli industriali, che ogni volta entravo in un negozio non mi piaceva nulla perché tutto era confezionato con materiali di scarso valore, cosi ho pensato che anche le altre persone non dovessero accontentarsi di abiti scadenti.
Ho mollato quindi il lavoro che facevo e ho dato via al mio progetto a tempo pieno. E' stata dura e non nego che lo sia ancora, però ho anche tantissime soddisfazioni che ripagano la fatica di non avere un lavoro dipendente.



Quanto influisce la scelta etica negli aspetti quotidiani della produzione? 
Direi che è fondamentale.
Tutto parte dalla scelta del tessuto che è praticamente un altro lavoro. Passo ore su siti internet di tessuti naturali, nei negozi, alle fiere di settore. Voglio sempre il meglio, che sia naturale, con poco impatto ambientale ma che sia anche comodo, versatile, morbido e vesta bene. Non sempre è facile, ma devo dire che le mie scelte cadono quasi sempre sul lino, in assoluto il mio tessuto preferito. Cade bene, sulla pelle è come non sentirlo, e amo quel suo effetto perennemente stropicciato che ricorda i vestiti di altre epoche.
Una curiosità un po' strana è che ho imparato ad annusare i tessuti che compro. Avete mai provato? Entrate in un negozio di vestiti e annusateli. Saprete subito se il tessuto è di qualità o no. I miei per esempio profumano di grano tagliato, di erba, di pannocchie e di pop corn.
Non indosso un abito che puzza di chimico da tre anni e se entro in un negozio dove hanno usato coloranti pesanti lo sento subito. Non so se l'avete notato ma ultimamente nei grandi magazzini sparano profumi per non far sentire la puzza di plastica degli abiti che vendono.
Lo trovo raccapricciante.


Dove possiamo trovare le tue creazioni?
Per il momento le mie creazioni sono tutte online sullo shop Tictail.
Ogni tanto apro le porte dell'atelier ma è un evento davvero raro.
Se volete ricevere aggiornamenti vi consiglio di seguire l'atelier su Instagram.


tutte le foto sono prese dal profilo instagram di Cristina (ateliersulbrenta) e dalla
sua pagina / shop online su Tictail, e sono di sua esclusiva proprietà