lunedì 30 marzo 2015

Matrimonio 2.0

Quanto tempo ci vuole per organizzare un matrimonio con 150 invitati? Dipende.
Io e M. ci abbiamo messo 5 mesi, da quando abbiamo deciso di fare il grande passo a quando, fighi come mai più saremo, sabato 28 Febbraio 2015 abbiamo firmato l’atto di matrimonio.
Nel mezzo ci sono state scelte (individuali) facili, scelte condivise, e scelte facilmente condivise… del resto, dopo 10 anni insieme, ci si conosce ormai bene e oltre alla indispensabile compatibilità iniziale ciascuno è cresciuto con i tempi dell’altro.

È davvero difficile descrivere le emozioni di quel giorno, mi sono sentita come trascinata nel vortice di un frullatore, e credo che ci vorrà del tempo prima di recuperare una visione d’insieme: ancora oggi mi tornano in mente, vividi, alcuni dettagli più di altri.



Eccoci prima e dopo la tradizionale pioggia di riso, con il (povero) nano per mano.


Questo è il cuscino porta fedi: lo ha realizzato una carissima amica di mia madre, ed è stato uno dei più bei regali ricevuti.
Sullo sfondo, le sterlizie che componevano il mio bouquet, ormai rinsecchite.


Questo è il teatro della società Filarmonico Drammatica di Macerata (ecco il sito), in cui abbiamo pranzato.
Il catering è stato curato da Rosaria Morganti de I due Cigni, se capitate da queste parti vi consiglio caldamente di assaggiare la sua cucina, che è speciale.


Anche la torta nuziale è stata realizzata da Rosaria e dal suo staff.


Queste sono le decorazioni che abbiamo messo sui tavoli. Me le ha proposte Barbara Corvaro, titolare di Stranissimo (facebook e pagina su matrimonio.com), e mi sono piaciute sia perché le trovo originali e poco viste, e sia perché con la loro semplicità si sposavano bene con la sala del teatro, riccamente decorata.


Ecco io, M.,  e la Cicci, tra le altre cose la mia testimone di nozze.

Ho voluto aggiungere, per quanto nelle mie possibilità, dei tocchi personali, realizzando il coprispalle che ho poi indossato per tutta la giornata (ed al quale dedicherò un post speciale).



La grafica dei menù e del tableau marriage l’ho realizzata io, mentre per la stampa siamo andati in una normalissima copisteria.
Il tema del tableau marriage era l’arte figurativa: ciascun tavolo aveva il nome di un pittore ed abbiamo spaziato tra vari generi ed epoche inserendo Caravaggio di fianco ad Hopper, Goya di fianco a Munch, etc. Mi sono molto divertita ad intitolare il tavolo dei bimbi a Jackson Pollock…


Infine, io e M. abbiamo deciso di non prendere le classiche bomboniere, visto che di solito finiscono subito in garage; al loro posto, delle scatoline piene di golosi confetti decorate con un biglietto acquistato facendo una donazione alla Lega del Filo D’oro.


(Ci tengo a precisare che le opinioni sui fornitori sono esclusivamente mie, e non ho ricevuto soldi, incentivi o altro per la loro menzione in questo post)

lunedì 23 marzo 2015

Blusa intrecciata - Burdastyle 127 07/2013



Finalmente nell’aria c’è un leggero sentore di primavera, e posso quindi pubblicare la mia nuova blusa; in realtà, posso osare la foto, visto che la blusa è pronta da mesi ma finora non avevo avuto il coraggio di immortalare il fattaccio.


Dopo aver fatto le foto (con  l'autoscatto) mi sono resa conto che sono venute malissimo... ma ormai avevo riposto ogni cosa, quindi pazienza!
La ragazza urlante è "Serena la santa", di Angelo Barile.

Ho usato il cartamodello è il “twisted silk top” n. 127 pubblicato su Burdastyle di Luglio 2013, ma l’ho modificato in quanto il modello originale prevedeva una lunghezza dietro di 75 cm, mentre io l’ho accorciata a 64 cm.


Devo dire che l’esecuzione non presenta particolari difficoltà, se non quelle legate alla comprensione delle istruzioni di Burda (spesso formulate in ostrogoto antico) ed alla realizzazione dell’orlo sul davanti, ossia su un tratto tondo e scivoloso.

Per realizzare la blusa ho usato, come suggerito, due stoffe diverse: sul retro un cady elasticizzato (bellissimo… peccato sia nero, e quindi poco fotogenico, ma sicuramente ne acquisterò in altri colori perché si lavora benissimo ed il risultato è grandioso), e sul davanti una seta (o misto seta) nera a piccolissimi pois.
Non mi resta che attendere il primo caldo per poter indossare la mia nuova blusa!

lunedì 16 marzo 2015

Biblioteca del cucito: DRAPE DRAPE, Hisako Sato (Laurence King)

Oggi voglio parlare di “Drape drape”, che è come dire “il nuovo nero”.
Questo libro dà dipendenza, ho acquistato il primo, ho realizzato ben tre modelli (per me è un super record) ed ora che sono riuscita a mettere le mani su Drape Drape 2 mi sento come Attila alla conquista del mondo. Cioè, non proprio Attila, qualcuno di un filino più positivo… comunque.


I modelli proposti nel libro sono mooolto interessanti, le istruzioni chiare anche se essenziali e la tabella della taglie da commuoversi, soprattutto se consideriamo che è un libro giappo (l’autrice, Hisako Sato, esce dritta dritta dal Bunka Fashion College, per capirci la stessa scuola di Tomoko Nakamichi – Pattern Magic – e Yohji Yamamoto): cioè, io sono XL per seno, e XXL per tutto il resto, inclusa l’altezza, ma con il righello graduato adattare il cartamodello - ATTENZIONE signore in fase di tracciamento, e non successivamente - è un gioco da ragazzi… senza considerare che usando tessuti stretch spesso non serve nemmeno adattare.



Vi ho già detto che il libro contiene anche i cartamodelli di TUTTI i capi proposti? Questo a mio avviso è un aspetto decisamente positivo… inoltre, i cartamodelli sono tracciati su due foglioni di carta (ossia, quattro facciate), per cui sono molto chiari.


Devo aggiungere altro? Perché non state già andando su Amazon a comprarlo (e Amazon non mi paga neanche….)?
Se non siete ancora convinte, vi segnalo un link da cui scaricare gratuitamente e legalmente un estratto del libro: http://www.exhibitionsinternational.org/extra/9781856698412_01.pdf
Ah, io ho pure Drape Drape 2... a breve una recensione, mentre il terzo volume non l’ho ancora acquistato, anche se mi tenta molto.

giovedì 5 marzo 2015

Consumo critico e cucito consapevole

Cerco sempre di essere attenta a cosa acquisto: il consumo critico è un po' la mia filosofia di vita.
Consumo critico significa riflettere su cosa si acquista, solitamente ponendosi delle domande (una specie di "rasoio di Occam"):
- mi serve realmente?
- ho già un'alternativa?
- posso procurarmi un'alternativa (prestito, baratto, riciclo)?
- è realizzato secondo una filosofia che condivido?
...

Di recente un post sul blog Sewing Princess di Silvia mi ha indotto a riflettere sul fatto che il consumo critico si applica non solo all'acquisto di un prodotto finito, ma anche all'acquisto di "materiali".
Spesso noi adepte dell'hand-made siamo accecate dalla indubbia bellezza fascino di stoffe, o cartamodelli, e non ci soffermiamo a pensare sull'opportunità di un acquisto; del resto, è ormai chiaro quanta parte emozionale ci sia nell'atto di tirare fuori il portafoglio.

Silvia aveva fornito una serie di spunti di riflessione partendo da una vicenda che ha colpito / sta colpendo Aime comme Marie, una ditta francese che vende cartamodelli, tessuti con disegni propri e credo altro materiale.
Io non ho mai comprato nulla da Marie: ero attratta dal top Aime comme MIX, ma poi siccome costava 14 eurini e non ero sicurissima che l’avrei realizzato ho sempre posticipato l’acquisto.



Oggi Marie, la titolare, si trova nell'occhio del ciclone in quanto:
- uno dei suoi modelli maschili (una camicia) sembrerebbe ripreso in toto da un libro giapponese di camicie (la storia qui)
- un altro modello di camicia sembrerebbe identico ad un modello Burda (la storia qui)
- i disegni di alcune delle sue stoffe, dichiarati come "originali", sarebbero in realtà copiati da altri produttori oppure da siti internet (la storia qui)
Finora, ho usato tutti condizionali: non conosco di prima mano la vicenda, ne ho solo letto attraverso i link postati da Silvia, per cui mi sembra doveroso concedere il beneficio del dubbio a Marie.

Il tema, evidentemente, è molto sentito: il post di Silvia ha ricevuto tantissimi commenti, la maggior parte dei quali tesi a sottolineare come nella moda, anche quella non RTW (ready-to-wear), vi siano delle tendenze e delle stagionalità che si ripresentano, e modelli uguali a se stessi.
Peraltro, Silvia è coinvolta anche emotivamente, visto che è sempre stata una fan dei modelli di Marie tanto da rappresentarla all'ultima edizione autunnale di Abilmente; nel suo post si leggeva anche una considerazione di più ampio respiro: chi sostiene gli Indie Patterns, ossia quei modelli realizzati da designer indipendenti, lo fa non solo per i modelli in sé, ma anche per la volontà di sostenere piccoli imprenditori rispetto ai cosiddetti "BIG 4" (ora, essendo io una reietta senza bandiera, ho capito che i BIG 4 sono: Burda, ...(McCallen?)..., ...(Vogue)..., ...(???)... vabbè, dai), e quindi agendo come consumatrice “emozionale” piuttosto che “critica”.

Con questi pensieri in testa, oltre alla mia solita fluffa, ho attesto con reale trepidazione l’uscita della nuova collezione P/E 2015 “Ticket” di Named.

Parentesi: Named è una società finlandese che vende cartamodelli, composta dalle due sorelle Saara e Laura. Io sono una loro fan della prima ora, in pratica gli unici modelli mai acquistati - a parte le riviste Burda (ormai abbandonate) ed i libri – sono i loro, anche perché come spiegavo in un vecchio post la loro taglia 40 mi calza a pennello, e non dover apportare modifiche è un pre-requisito essenziale per lavorare in santa pace. Chiusa parentesi.

Il 3 Marzo esce la nuova collezione P/E 2015 Ticket e rimango alquanto perplessa dalla “linearità” di alcuni modelli.
I pantaloni Alexandria (voglio quella stoffa!!!), come pure la t-shirt Geneva, sono piuttosto basici (ovviamente, sto parlando di modelli, e non di facilità di esecuzione) e lo stesso vale per la gonna Zaria, di cui ricordo sicuramente il modello su un vecchio Burda.
Inoltre, io non sono una di quelle che "se non è fatto a mano non lo tocco nemmeno", anzi.
Una t-shirt basica di Zara o altri val bene una messa, anche perchè il motivo per cui ho cominciato a cucire è che non trovavo nei negozi cose che mi piacessero, oppure che concretizzasero idee che avevo in testa, e una t-shirt è una t-shirt (decori a parte).





Dal mio punto di vista, il gap con la precedente collezione estiva P/E 2014 All Things Nice è impressionante, e non in positivo.
Ecco un esempio di quattro “vecchi” modelli (per inciso, sono una di quelle che ha comprato il Vanamo, oggettivamente un po' al di sopra delle mie capacità di cucito, conquistata dalle linee e desiderosa di mettermi alla prova...):



Azzardo una conclusione ritornando all'argomento principale del post, ossia il consumo critico, che a questo punto diventa anche consapevole: a parte il bikini Beverly, che mi piace tantissimo e ho deciso di cucire, e due pezzi interessanti (abito Delphy e abito Florence, quest’ultimo a mio avviso penalizzato dalla scelta dei colori) non credo mi interessi altro… ed è un peccato emozionalmente ma un risparmio finanziariamente... che sia questo il segreto del cucito critico e consapevole?


giovedì 22 gennaio 2015

La vestaglia del nano


Dopo una brutta estate, ed un autunno lungo e temperato, è finalmente arrivato l’inverno.
È una stagione che mi piace molto, e che significa, senza possibilità di esclusione, stare a casa in vestaglia e calzerotti di lana. 
Io e M. siamo provvisti di vestaglioni in pile, mentre mio figlio era, finora, l’unico escluso… da oggi non più, visto che con gli avanzi del tessuto di felpa gli ho cucito una mini-vestaglia! 


Debitamente dotata di targhetta con nome personalizzato (potrebbe andare persa :)) ), ho rifinito tutti i bordi con nastro in sbiego a pois e realizzato la chiusura con automatici in metallo. 
Il mio compagno l'ha subito ribattezzata la divisa della Tortuca, ma non essendo una esperta del Palio di Siena non so se il riferimento sia corretto o meno.
Il cartamodello è fatto da me, usando come base di partenza l’accappatoio del nano. Se qualcuna fosse interessata, rielaboro il cartamodello in .pdf e lo metto a disposizione gratuitamente.